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Semplice prete di campagna, inviato a pascolare le pecorelle del signore a Porto Fuori di Ravenna, terra da sempre di anarchici e mangiapreti, ebbe in dote il talento raro del bello scrivere che impiegò con sistematicità, garbo e determinazione, collaborando a giornali come l’Osservatore Romano e Il Resto del Carlino. I suoi elzeviri, di un eleganza stilistica che faceva da contrappunto alla popolarità della lingua, spesso infarcita di romagnolità, trattavano sempre di temi di Fede e morale cristiana; presentati però attraverso spaccati di vita minuta, lungo le due direttrici fondamentali del rapporto verticale uomo – Dio e del rapporto orizzontale uomo – uomo. Negli anni immediatamente successivi al Concilio Vaticano II, le sue collaborazioni giornalistiche si caratterizzarono per una franca battaglia contro gli eccessi di progressismo nella Chiesa e in difesa della fondamentale tradizione ecclesiale di fedeltà al Papa e al Magistero, sordo alle lusinghe di precipitose fughe in avanti gradite al mondo e alla politica. Anche per questa sua dichiarata appartenenza, oltre che per la limpidezza del suo ministero, ebbe sempre la stima, oltre che di intellettuali laici e aperti come Giovanni Spadolini, anche dei suoi difficili parrocchiani, che certamente teneva in pari conto.
Una esaustiva raccolta di suoi elzeviri in tema di Chiesa postconciliare può trovarsi in Non vendo il Papa, noticine cattoliche col becco; Massimiliano Boni Editore, Bologna 1982.
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