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Se i politici (cattolici) scoprono la coscienza PDF Stampa E-mail
Scritto da Sergio Angeli   
luned́ 17 dicembre 2007
 

 

Ha suscitato animate polemiche all’interno della maggioranza il voto contrario della senatrice Binetti alla subdola norma contro la cosiddetta omofobia infilata alla chetichella nel decreto sicurezza.

A parte altre considerazione, tipo la tentata codifica di un reato perfino di opinione che mal si concilia con il concetto stesso di democrazia (a meno che per democrazia, come alcuni maestri di pensiero alla Vattimo suggeriscono, non prendiamo il modello Chavez), davvero quello della Binetti è un atteggiamento politicamente così sconveniente?

In un’ottica strettamente italiana sì: dalle nostre parti la disciplina di partito (o se del caso di coalizione) è totalizzante. Ma in contesti di più matura democrazia è un comportamento assolutamente corretto.

Fin dal 1938, nella sua raccolta di saggi “Politica e Morale”, Don Sturzo osservava che “se i cattolici sono liberi di appartenere ai vari partiti politici, ciò non deve implicare una adesione incondizionata ai principi su cui sono basati questi partiti” e soggiungeva che “nella pratica politica il giudizio della coscienza personale deve prevalere sulla disciplina di partito”.

Esule a Londra, per ovvi motivi egli aveva presente, nel codificare tale comportamento, l’atteggiamento dei deputati cattolici laburisti che nel 1931 avevano votato contro la legge che intendeva abolire le scuole parrocchiali, proposta dal “loro” governo laburista; di fatto costringendo il governo a ritirarla.

Ma si sa: l’Inghilterra è la democrazia più antica e consolidata. Anche se la religione Cattolica è minoritaria e, per tradizione, piuttosto osteggiata.

Pare dunque strano che in un paese che ha un “contenzioso” aperto da quattrocento anni con la Chiesa di Roma, nessuno avverta come ingerenza del Vaticano un atteggiamento come quello descritto. Mentre da noi, per il solo fatto che il Vaticano è sull’altra sponda del Tevere , in quella stessa Roma capitale, la libertà di coscienza viene negata per principio e relegata in cantina.

E, quelle rare volte che un politico cattolico si ricorda di avere una coscienza, viene chiamato in causa il servizio segreto vaticano, secondo i laicisti della prima ora, più efficiente dello Spirito Santo, che peraltro non ha nemmeno bisogno di utilizzare il telefono.

Sarebbe veramente ora che, anche in questo paese, si prendesse atto del fatto che i cattolici sono ormai minoranza. Il che farebbe un sacco di bene a tutti: a chi in politica gareggia per primeggiare in laicità, ingaggiando al riguardo un continuo confronto sul maggior splendore della propria rispetto all’altrui; e a chi si riconosce cattolico, perché dovrà finalmente prendere coscienza che, in quanto minoranza di tal fatta, non potrà mai contare sulla disponibilità degli avversari a garantirne i diritti, nonostante che a parole tutte le minoranza abbiano diritto al rispetto; e che il rispetto della propria identità discende soltanto dall’autorevolezza con cui difenderanno la propria libertà di coscienza; nonostante gli strepiti.

In altre parole che la coscienza vale di più della convenienza.

 

 

 

10 Dicembre 2007

Ultimo aggiornamento ( luned́ 17 dicembre 2007 )
 
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